• Francesca Ruberti

1. Un breve viaggio verso Kazan'

Lo scorso gennaio, in cerca di un inverno che tardava ad arrivare, sono salita su un treno diretto a Kazan'. Tra un mutare di profumi, temperature e fisionomie, ho scoperto per la prima volta una parte di Russia che non vedo l'ora di vedere di nuovo e conoscere meglio...


Straw hats

“Promemoria per il futuro: ricordi quella volta che hai visto una fila di russi al supermercato, per accaparrarsi le galosce in offerta, e ne hai riso scioccamente? La prossima volta, mettiti in fila e non partire sprovvista”


Primo giorno di viaggio. Tra Mosca e Nižnij Novgorod



2 gennaio 2020


Primo giorno di viaggio da sola per la Russia. Sono a 430km da Mosca. In treno ieri notte ho dormito circa un’ora. Il viaggio non era abbastanza lungo per riposare adeguatamente, e a dirla tutta mi sono fatta distrarre dalla bellezza dell’alba fuori dal finestrino.




Neve, betulle, abeti, catapecchie. Odore di gomma bruciata ad ogni stazione. Ancora catapecchie, abeti, betulle, neve. Sono arrivata stanchissima stamattina intorno alle 11.00 a Nižnij Novgorod. Raggiungo il mio ostello della gioventù camminando per mezz’ora sotto la neve, e dopo essermi scossa i fiocchi dalle scarpe entro. Il signore della reception, Andrej, un simpatico ometto irsuto e sorridente, mi dà delle ciabattone sei numeri più grandi del mio e mi fa vedere la camera, il tutto accompagnato dal racconto dei suoi ricordi italiani. Entro nella stanza e faccio conoscenza con le mie coinquiline: tre ultra cinquantenni arzille (ostello della gioventù!!!) giunte qua dalla lontana Samara per riposarsi. La prima a presentarsi è Tat’jana, signora curata in ogni minimo dettaglio, poi si presentano la corpulenta e scaltra Vera e la dolce Natal’ja. Grandi lavoratrici, tutte e tre con figli adulti, rimaste vedove hanno deciso di iscriversi all’università. Caratteristica comune alle tre signore: unghie affilate e dipinte con motivi natalizi. Avrei voluto dormire un paio d’ore ma... ...Le signore mi prendono in simpatia e mi coinvolgono nel loro banchetto pomeridiano, dicendomi che “tutti i momenti di apprendimento avvengono seduti intorno a un tavolo”. Mi offrono del succo d’arancia, che prontamente correggono con una ricca dose di vodka. Il tempo passa, il tramonto delle 15.20 si avvicina, così cerco di far capire loro che avrei avuto piacere di vedere la città, cercando di congedarmi senza risultare offensiva nei loro confronti. Come non detto! Galosce ai piedi e via, tutte insieme, le signore vengono con me! Visto che ormai rimaneva soltanto una mezz’ora di luce optiamo per andare a fare un giro in funivia. Tredici minuti di percorrenza sopra il fiume Volga ghiacciato, dalla sponda di Nižnij Novgorod a quella della piccola cittadina di Bor. Saliamo sulla funivia con altre persone. La nostra cabina era composta dalle tre signore di Samara, una signora di Čeljabinsk, un’altra che si è limitata a dire “vengo dagli Urali”, e infine la sottoscritta italiana. Sotto di noi 85m di nebbia fino al letto congelato del fiume.




Giungiamo alla ridente Bor. Bambini che si gettano dalle collinette innevate con le slitte, cani protetti da insoliti cappottini, signore sorridenti di ritorno dal mercato. La mia variegata compagnia si incammina con me per la città.




Il suono del calpestio della neve appena caduta accompagna piacevolmente la passeggiata. Da un portone esce una famiglia e per la strada si diffondono gli odori della cucina russa: burro, cipolla, patate e l’onnipresente ukrop (aneto). Un monumento a destra dedicato agli eroi del disastro di Černobyl. Le signore fermano immediatamente il primo passante per farmi raccontare da un locale la storia di quel simbolo commemorativo. Più avanti un altro gigantesco monumento dedicato alla Grande Guerra. Stavolta viene interpellata una nonnina tremolante, che mi racconta la storia della sua famiglia, che quella guerra l’aveva vissuta. È così per tutta la città. Faccio conoscenza con una ventina di abitanti di Bor nel giro di un viale. Mi fermo di fronte a una statua raffigurante Lenin, divertente da guardare ricoperta di neve, poiché la posa e l’espressione dell’uomo lo fanno sembrare infreddolito almeno quanto lo sono io. 15.27: il sole è ormai tramontato. Ci incamminiamo verso la funivia per tornare a Novgorod, ma Tat’jana, la più bionda delle signore, decide di fermarsi al supermercato. Compra stuzzichini, due bottiglie di vodka e un cartone di succo di pomodoro (qui in Russia credono che non faccia sentire ubriachi quando si beve, confermo!).




Tredici minuti di funivia nella direzione opposta. Via i tappi dalle bottiglie, il tempo è poco e l’alcol è tanto. Non riesco a descrivere questi tredici minuti, un calore inaspettato e non richiesto pervade tutto il mio corpo, poi il sapore acido del pomodoro. Risate, spiegazioni su come deve bere una vera signora russa, il freddo non si sente più. Arriviamo sulla sponda del fiume e scendiamo dalla funivia, facciamo una lunga passeggiata e torniamo in ostello. Sono solo le 18.00, ma le energie a mia disposizione dopo una notte di insonnia in treno sono esaurite. Le signore mi augurano un buon riposo, avvertendomi che dopo tutto quel gozzovigliare avrei dormito beatamente.


P.S. Le foto in funivia sono poche per vari motivi. Fuori era buio, la mano destra era adibita a tenere il bicchiere con la vodka, la sinistra quello con il succo di pomodoro.


P.P.S. Per chi parla russo o ha familiarità con questa lingua: oggi ho sentito 50 sfumature di akan’e e okan’e!






Grazie per leggermi!

Dietro a questi racconti ci sono io, una viaggiatrice curiosa e instancabile. Se vuoi sapere qualcosa in più su di me, clicca qua!

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