• Francesca Ruberti

La curiosità ha un peso. Enorme.

Tišina. Silenzio. Da due anni non butto giù una riga da far leggere agli altri, il filo del mio discorso si è spezzato, lasciando frammenti e pelucchi tutto intorno. Stralci di idee e riflessioni che avrebbero potuto farsi parola viva, leggibile. Oggi, 13 marzo 2022, ho ricominciato a scrivere, ho fatto un nodo alla bell’e meglio a quel filo spezzato, chissà quanto reggerà unito. Mi sono chiesta negli ultimi due anni se avessi qualcosa da scrivere e da comunicare agli altri. Ho sempre scritto nei momenti in cui la mia anima, o qualcosa di simile ad essa, si sentiva a casa. Ed io a casa mi ci sentivo eccome due anni fa, la mia casa non aveva pareti, ma betulle innevate, poltrone scricchiolanti e usurate, un samovar in fondo al corridoio, odorava pressappoco di scarpe vecchie e catrame e al posto delle fondamenta aveva delle rotaie senza una fine. Somigliava proprio ad un treno questa mia casa, aveva proprio le finestre del treno, i suoni del treno, gli odori del treno, i coinquilini del treno. E abitavo a Sergač, a Šumerlja, e poi a Urmary, a Zelenyj Dol… Non ho mai avuto una finestra così bella come quella che avevo dietro alla mia testa. Certo, il letto era duro e scomodo, ma dalla finestra mi sembrava di veder scorrere dei paesaggi dipinti, sempre in armonia con quella mia anima che allora si sentiva a casa, ed era bellissimo. Allora le giornate cominciavano con il sapore della kaša, suonava la musica dei Kino, la lettera “n” si scriveva a forma di acca*, il tè lo chiamavo "čaj". Beh, anche oggi quando il tè è pronto in casa lo annunciamo dicendo “čaj pospel”**. E ancora oggi quando ho voglia di rock spesso ascolto la voce di Viktor Coj. E magari se mi va di leggere delle poesie, queste parlano dei bassifondi di Pietroburgo, della Via Bauman di Kazan’, delle acque primaverili dopo la fine dell’inverno ghiacciato. Le abitudini, certo, quelle sono rimaste intatte. Ma la mia bellissima casa di allora, quel treno un po’ cigolante che cambiava sempre stazione, quella non la rivedrò presto.

Quel treno si trova in un posto che proprio non raccomanderei a nessuno, in un posto in cui le persone sono tutte un po' sospette, non ci si può mica andare in un posto così, non si può mica amare un posto così. Bisogna proprio essere pazzi.

La mia curiosità in questi giorni ha un peso enorme, è tutta raccolta in sé stessa, silenziosa. E dai, l’ha detto anche l’università, l’ha detto anche il mondo dell’arte, che è proprio inopportuno aprirsi alla cultura di quella gente in questo momento. Figuriamoci se qualcuno potrebbe imparare qualcosa da uno come quello strampalato di Dostoevskij. A che serve, mica ci somigliamo, noi occidentali, a quelli che stanno più in là!

La curiosità, oggi, ha proprio un peso enorme sulla mia anima senzatetto.



* Il suono “n” in russo è rappresentato dal grafema “н”.

** "il tè è pronto".







119985598_2658441927707300_2821177762248

Grazie per leggermi!

Dietro a questi racconti ci sono io, una viaggiatrice curiosa e instancabile. Se vuoi sapere qualcosa in più su di me, clicca qua!

Ricevi una notifica quando pubblico un nuovo articolo!

Grazie!

  • Facebook
  • Instagram