• Francesca Ruberti

6. Un breve viaggio verso Kazan'

Lo scorso gennaio, in cerca di un inverno che tardava ad arrivare, sono salita su un treno diretto a Kazan'. Tra un mutare di profumi, temperature e fisionomie, ho scoperto per la prima volta una parte di Russia che non vedo l'ora di vedere di nuovo e conoscere meglio...


Straw hats

Sulla curiosità: un promemoria per non perdere mai la voglia di apprendere.


Rientro a casa Mosca



7 gennaio 2020


Sesto giorno di viaggio da sola per la Russia.


Sulla curiosità


Sono appena rientrata a Mosca, nella città che continuerò a chiamare “casa” per un altro po’ di tempo. Oggi è Natale per gli ortodossi ed è il mio compleanno. Sembra un’esagerazione sostenere di invecchiare alla mia età, ma voglio esprimermi in tal senso per nobilitare un poco il tenore della mia riflessione. Nei giorni scorsi ho viaggiato da sola in un paese enorme, dove le distanze sono sconfinate, la cultura dei locali è molto diversa dalla mia, per non parlare della lingua. Ho visitato luoghi bellissimi, ascoltato storie inverosimili quanto sincere, ho vissuto appieno un’esperienza inaspettata. Sembra che tutto sia accaduto in un sogno, con i tempi estremamente dilatati (probabilmente anche perché, dormendo 4 ore a notte, le giornate sono state davvero molto lunghe). I ricordi sono così nitidi, così ripercorsi, così ricostruiti e incatenati, che quasi mi sembra non mi appartengano più.

La mia mente sta facendo un salto nel passato. Tre anni fa, un po’ per caso, un po’ per colpa di un signore di nome Fedor Michajlovič Dostoevskij, ho iniziato a studiare la lingua russa. Più giovincella di adesso, senza pensare chissà quanto al “cosa conviene fare”, mi sono messa a memorizzare manuali di grammatica ed elenchi di verbi con il bizzarro obiettivo di “leggere Dostoevskij in lingua originale”. Niente più che un personale trastullo letterario. Andando avanti con i miei studi, senza mai rendermene conto completamente, mi sono accorta che studiare la lingua e la cultura russa mi ha messa di fronte a possibilità inaspettate. Soltanto oggi, nel giorno del mio compleanno, alla fine di un viaggio vissuto giorno per giorno e organizzato il minuto prima di partire, penso a quanto alcune scelte mi abbiano giovato. I giorni trascorsi lontana, da sola, in giro per luoghi sconosciuti (ma studiati negli anni passati), mi hanno offerto un’esperienza meravigliosa per un semplice motivo: la possibilità di comunicare con chi, in questo momento, crea e trasforma questa parte di mondo ogni giorno. Poter parlare con i locali, lasciandoli raccontare e raccontarsi nella propria lingua madre, quella che pone meno filtri ai propri pensieri, mi ha permesso di ascoltare la versione più autentica dei loro racconti (inoltre, non auguro a nessuno di dover decifrare un discorso di un russo che parla in inglese avendolo studiato pochissimo). Per non far cenno a tutte le difficoltà che fanno parte di un viaggio in solitario, risolte in pochi secondi grazie all’aiuto di chi è del posto.

Amo studiare le lingue che non conosco, poiché ogni nuovo sistema apre una finestra nel nostro cervello. Una frase impostata secondo regole e schemi diversi può dischiudere una parte della nostra mente a cui non avevamo accesso prima. Tuttavia, il motivo principale per cui nutro questo amore per lo studio delle lingue è la mia curiosità. Sono curiosa, estremamente curiosa. Voglio conoscere tutto ciò che non mi è noto, cercare di spiegarmelo e di comprenderlo. Il mezzo che più ha accelerato la soddisfazione di questa mia curiosità sono le lingue. Le culture e i paesi stranieri si raccontano con delle etimologie e un lessico determinati, e attraverso una precisa tipologia linguistica. Più si conosce una lingua straniera e più si ha accesso a un’interazione sincera con il diverso. Non mi dilungherò troppo con le argomentazioni. Percepisco la distanza che c’è tra un pensiero inespresso e la sua trasposizione a le parole. Se tale pensiero lo verbalizziamo in una lingua che non è la nostra, che magari non padroneggiamo, la distanza tra ciò che pensiamo e ciò che diciamo diventa sconfinata. È per questo che, quando viaggio o leggo un libro, voglio sentire la versione originale, quella più vicina a ciò che vuole essere espresso.

[...]

L’unico augurio che mi faccio, dato che compio un altro anno, è di non perdere mai la curiosità, la voglia di scoprire, di conoscere e di ascoltare. Che la curiosità si concretizzi in un viaggio vicino o lontano, o nello studio di un’altra lingua, o in chissà quali altre forme. Che la curiosità mi ponga sempre di fronte all’inaspettato e continui a farmi vivere ogni secondo.

Prima di lasciare la penna vorrei fissare su carta il ricordo di una strana coincidenza. Questo viaggio da sola per la Russia è stato anche un modo per saggiare il territorio. Uno dei miei grandi sogni è viaggiare in lungo e in largo per tutto il paese, sfruttando quella lunga linea del destino che percorre 9289 chilometri, la ferrovia Transiberiana.

Qualche ora fa ero alla stazione di Vladimir’. Dagli altoparlanti ho sentito “il treno per Mosca partirà dal binario 1”. Ho seguito le indicazioni, sono andata sulla banchina e lì ho trovato in partenza il treno precedente al mio: uno sgargiante mezzo di colore blu regale, dalle cui finestre si scorgevano vagoni sfarzosamente arredati, con stoviglie d’argento intarsiato e carte da parati di broccato. Per finire, lungo ogni vagone blu del treno, a caratteri cubitali, la scritta “Transiberian express”. È come se il mio sogno si fosse concretizzato di fronte ai miei occhi, imbellettato e agghindato per l’occasione: la fine del mio breve viaggio per la Russia, e la voglia sempre più chiassosa di partire per tanto tempo, per visitare l’intero paese.












Grazie per leggermi!

Dietro a questi racconti ci sono io, una viaggiatrice curiosa e instancabile. Se vuoi sapere qualcosa in più su di me, clicca qua!

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